Richard Wright Biografia

Richard Wright Biografia

Native Son

Il primo romanzo di Wright, Native Son (1940), una rappresentazione brutalmente onesta della vita nei ghetti urbani, neri, fu un successo immediato. Il protagonista della storia, o personaggio principale, rappresenta tutta la paura, la rabbia, la ribellione, la fame spirituale e la spinta indisciplinata a soddisfarla, che gli psicologi sociali (persone addestrate a studiare le caratteristiche mentali e comportamentali delle persone) stavano appena iniziando a riconoscere come elementi comuni nella personalità dei poveri di tutte le razze.

L’intenzione di Wright era quella di rendere la verità particolare universale (tutto intorno) e di proiettare il figlio nativo come simbolo dei poveri trattati in tutte le terre. I critici, tuttavia, non impressionati dal simbolo universale, erano interessati invece alle critiche appassionate di Wright al razzismo bianco (la convinzione che una razza sia superiore all’altra) e allo stile di vita che esso imponeva agli afroamericani. Wright credeva che ci fosse un modo migliore di organizzazione sociale diverso dalla democrazia (governo del popolo), e che il comunismo potesse essere il modo migliore. Queste idee furono attenuate nella versione teatrale. Nel 1941 Wright pubblicò anche Twelve Million Black Voices: A Folk History of the Negro of the United States.

Nel 1940 Wright si era sposato e divorziato; e pochi mesi dopo il suo secondo matrimonio, ruppe con il partito comunista. (Il suo “I Tried To Be a Communist”, pubblicato sull’Atlantic nel 1944, fu ristampato nel 1949 in The God That Failed, a cura di Richard Crossman). La rottura lo liberò da impegni sociali che cominciavano a sembrargli fastidiosi. In Black Boy, un’autobiografia romanzata (libro scritto su se stessi), il suo unico impegno è la verità. Il libro fu pubblicato nel gennaio 1945, e le vendite raggiunsero le quattrocentomila copie entro marzo. Wright accettò l’invito del governo francese a visitare la Francia, e l’esperienza di tre mesi, in netto contrasto con la sua esperienza nel suo paese, lo “esaltò” (eccitò e rinfrescò) con un “senso di libertà”. Persone dei più alti circoli intellettuali e artistici lo incontravano “da pari a pari”.

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